Piani di Manutenzione

Il Piano di Manutenzione: guida alla corretta redazione, normativa di riferimento, prassi e soluzioni software. Differenza tra piano di manutenzione, fascicolo di manutenzione e libretto di manutenzione

Ambito di applicazione
Lavori Pubblici e Privati

Riferimenti Normativi
Codice dei Contratti (D.Lgs 163/2006 e s.m.i.) - Art. 93
Regolamento attuativo (D.P.R. 207/2010) - Art. 33 e Art. 38
Norme Tecniche delle Costruzioni (D.M. 14/01/2008) - Punto 10.1
Circolare esplicativa 2 febbraio 2009, 617

Soluzione software
ManTus-P

Definizione
Il Piano di Manutenzione, introdotto dal nuovo corpo normativo sui Lavori Pubblici, è, ai sensi dell’art. 33 del D.P.R. 207/2010, un elaborato obbligatorio del progetto esecutivo.
Nell’art. 38 dello stesso provvedimento si afferma, tra l’altro, che il piano di manutenzione deve essere redatto tenendo conto dell’opera effettivamente realizzata allo scopo di garantire nel tempo il mantenimento delle caratteristiche di qualità e di efficienza; affinché tali caratteristiche possano essere stimate e garantite, la normativa richiede che vengano individuati i requisiti e le prestazioni del manufatto in corso di progettazione.

Le Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14 gennaio 2008) hanno introdotto l'obbligo di allegare al progetto strutturale esecutivo il “piano di manutenzione della parte strutturale dell’opera”.

Il progettista deve farsi carico, per tutte le opere pubbliche e private, di redigere questo ulteriore elaborato che la norma definisce come “il documento complementare al progetto strutturale che ne prevede, pianifica e programma, tenendo conto degli elaborati progettuali esecutivi dell’intera opera, l’attività di manutenzione dell’intervento al fine di mantenerne nel tempo la funzionalità, le caratteristiche di qualità, l’efficienza ed il valore economico.”

Esso va corredato, in ogni caso, del manuale d’uso, del manuale di manutenzione e del programma di manutenzione delle strutture.

Il piano di manutenzione delle strutture va depositato, unitamente agli altri elaborati progettuali, presso gli uffici del Genio Civile competenti per territorio.

Il Piano di manutenzione deve essere costituito dai tre seguenti documenti operativi:
a) manuale d’uso;
b) manuale di manutenzione;
c) programma di manutenzione.

MANUALE D'USO

Il primo documento, che si rivolge ai fruitori del bene, deve contenere le informazioni relative all’uso corretto “delle parti più importanti del bene”.
Lo scopo del manuale d’uso è evitare danni derivanti da un’utilizzazione impropria e far conoscere all’utente le operazioni atte alla conservazione del bene che, non richiedendo conoscenze specialistiche, egli stesso potrà effettuare.
La normativa parla di “parti più importanti del bene”, indicando di fatto che il progettista, in questa fase di redazione dell’elaborato, deve “scomporre” l’opera; il concetto di “parte del bene” viene più volte ripreso e chiarito nel citato art. 38, quando vengono definiti il manuale di manutenzione ed i suoi contenuti.

MANUALE DI MANUTENZIONE

Il manuale di manutenzione deve fornire “in relazione alle diverse unità tecnologiche, alle caratteristiche dei materiali o dei componenti interessati, le indicazioni necessarie per la corretta manutenzione nonché per il ricorso ai centri di assistenza o di servizio” (art. 38 c. 5).
Le parti più importanti del bene sono, dunque, le unità tecnologiche; questa definizione è ripresa da normative UNI inerenti la manutenzione delle opere edili, alle quali il Legislatore fa più volte riferimento.

Tra i contenuti del manuale di manutenzione (che rispetto al manuale d’uso ha carattere più tecnico essendo rivolto principalmente ad operatori specializzati), individuati al comma 6 dell’art. 38, troviamo “il livello minimo delle prestazioni”.
Un ulteriore aspetto del manuale di manutenzione che vale la pena di sottolineare è la richiesta (lettere e) f) g) del comma 6 dell’art. 38) al progettista di individuare le anomalie riscontrabili e di distinguere le manutenzioni eseguibili dall’utente da quelle eseguibili da personale specializzato.
L’individuazione delle anomalie deve essere relativa a ciascun “elemento mantenibile” al fine di consentire al tecnico di prescrivere anche cicli di controlli volti a rilevare l’eventuale insorgenza di tali anomalie.

PROGRAMMA DI MANUTENZIONE

Il terzo ed ultimo documento del piano di manutenzione è il programma di manutenzione.
Il legislatore ci informa circa l’organizzazione del programma di manutenzione, che dovrà essere articolato secondo tre distinti sottoprogrammi:
a) il sottoprogramma delle prestazioni;
b) il sottoprogramma dei controlli;
c) il sottoprogramma degli interventi.

Il sottoprogramma delle prestazioni, infatti, “prende in esame, per classi di requisito, le prestazioni fornite dal bene e dalle sue parti nel corso del suo ciclo di vita.”

Per il progettista c’è dunque l’obbligo di individuare per ogni parte dell’opera e per ogni suo componente (che con terminologia ripresa dalle norme UNI abbiamo precedentemente indicato come “elemento mantenibile”) requisiti e relative prestazioni; l’introduzione del concetto di requisito e di prestazione costituisce, per il professionista tecnico, l’elemento di maggiore innovazione della normativa.
Da ultimo, nei sottoprogrammi dei controlli e degli interventi, il progettista è chiamato a definire un programma di controlli, verifiche ed interventi (indicandone la cadenza temporale o “altrimenti prevista”).
In particolare nel sottoprogramma dei controlli, il progettista dovrà indicare i valori estremi delle prestazioni: quello di collaudo e quello minimo (di norma o da lui stimato).

Progettisti abilitati alla redazione del piano di manutenzione

Non sono previste particolari restrizioni; tutti i progettisti possono redigere il Piano di Manutenzione (ingegneri, architetti, geometri, etc.).

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